I poemi Omerici
I due poemi omerici, l’Iliade e l’Odissea, erano poemi che venivano tramandati oralmente, fino a quando non sono stati messi per iscritto da Omero. Sulla questione omerica, cioè la discussione se Omero è l’autore dei due poemi, ci sono due ipotesi diverse: quella dei separatisti e quella degli unitari.
I separatisti, detti anche analitici, sostengono che i due poemi sono stati scritti da due autori diversi: essi si basano sul fatto che all’interno di un’unica opera ci sono incongruenze tra un canto e un altro e che successivamente Omero ha messo assieme questi canti e li ha fatti confluire nell’Iliade e nell’Odissea. Gli unitari invece sostengono che i due poemi sono stati scritti da uno stesso autore, ma in due periodi diversi della sua vita.
Argomenti e struttura dei due poemi
I due poemi trattano argomenti diversi, anche se si riferiscono allo stesso evento, ovvero la guerra di Troia, che durò 10 anni. Argomenti:
- La guerra per l’Iliade; in particolare parla dell’ultimo anno della guerra di Troia. Il nome Iliade deriva da “Ilio” che è un altro nome della città di Troia;
- Il viaggio per l’Odissea; in particolare del viaggio di Odisseo (Ulisse) al ritorno della guerra di Troia verso la sua patria, l’Isola di Itaca.
Ogni poema è composto da 24 canti. Questi canti sono scritti in versi (i versi della poesia greca sono gli esametri dattilici). Sono introdotti da un canto introduttivo chiamato proemio, dove è presente un’invocazione alla Musa (divinità protettrice della poesia) e l’argomento. Nella parte centrale sono narrati tutti gli eventi ovvero il nucleo narrativo. Infine vi è una conclusione.
Stile dei poemi omerici – l’epiteto e il patronimico
Lo stile dei poemi omerici è uno stile formulare, cioè la presenza di espressione ripetute, grazie all’uso degli epiteti e dei patronimici.
L’epiteto è un aggettivo o un sostantivo, oppure un’unione tra i due, posizionati accanto a un nome proprio o comune, con lo scopo di valorizzarlo. Ad esempio l’epiteto di Achille è “piè veloce”, oppure l”epiteto di Ulisse era “Orditore di inganni”.
Il patronimico è un’espressione usata per indicare la discendenza paterna di un eroe. Ad esempio Agamennone e Menelao, che sono fratelli, vengono chiamati gli “Atridi” perché figli di Atreo. Achille viene indicato con il patronimico di “Pelide”, perché era figlio di Peleo.
Valori trasmessi dai poemi omerici.
Questi poemi trasmettono un insieme di valori di comportamento in cui uniformarsi e valori da non seguire. Hanno quindi una funzione educativa, e rispecchiano una società arcaica, vince chi è più forte. Hanno anche valore storico, perché anche se alcune imprese sono inventate, però riecheggiano fatti accaduti realmente.
I valori che trasmettono sono:
- il valore militare, dell’aristocrazia guerriera (bello e valoroso) cioè l’eroe greco era un’atleta, perché si allenava spesso, ma anche valoroso e coraggioso, perché non si sottraeva alla guerra. La cosa più negativa per un greco era la viltà (mancanza di coraggio);
- la xenia, ovvero l’ospitalità. Era un vincolo sacro nell’antica Grecia, che imponeva di accogliere lo straniero, lo xenos;
- funzione educativa, trasmettono comportamenti positivi da imitare e comportamenti negativi da non imitare.
L’Iliade
Racconta la storia della guerra di Troia (la città di Troia in greco si chiama Ilio) tra l’esercito dei Troiani e l’esercito degli Achei. L’Iliade racconta anche di come l’eroe Achille, durante questa guerra, sia “impazzito” a causa della rabbia.
Antefatto
La storia di questa grande guerra comincia durante la festa di matrimonio tra Teti e Peleo, entrambi genitori di Achille. A questo banchetto di nozze partecipano tutti gli dei, tranne Eris (la dea della discordia e del litigio) che non è stata invitata. Ma Eris, per vendicarsi, viene comunque al matrimonio e tira sul tavolo una mela d’oro (pomo della discordia), con la scritta “alla più bella”. Così le dee Afrodite, Era ed Atena cominciano subito a litigare perché credono di essere più belle delle altre dee e chiedono a Zeus di scegliere la più bella tra loro. Zeus affida la decisione a Paride, il più bel giovane della città di Troia.
Ognuna delle dee, per accattivarsi Paride, promette qualcosa in cambio: Era promette dominio sull’Asia, Atena l’invincibilità sulla guerra, mentre Afrodite promette l’amore della più bella al mondo (ELENA, moglie di Menelao). Paride decide l’amore della più bella. Era e Atena saranno eternamente offese e sulla guerra tra achei e troiani patteggeranno per gli Achei, invece Afrodite patteggerà per i troiani.
Afrodite mantiene la promessa e fa innamorare Elena di Paride.
I fatti
Un giorno Paride, durante una spedizione di pace nella città di Sparta, era ospite di Menelao (re di Sparta, marito di Elena e fratello di Agamennone, quest’ultimo re di Micene). Paride si innamora di Elena e la rapisce, tradendo il valore dell’ospitalità (la xenia), e la porta a Troia, di cui lui era uno dei principi, in quanto era figlio di Priamo, che a sua volta era il re di Troia.
Menelao, marito di Elena, vuole quindi uccidere Paride per vendicarsi del rapimento della moglie e per farla tornare a casa. Così Menelao, con l’aiuto di suo fratello Agamennone, raduna tutti gli eserciti greci più potenti e decide di attaccare Troia. Si formano così due eserciti: l’esercito di Agamennone, gli Achei e quello di Priamo, i Troiani.
Gli Achei, dopo il rapimento di Elena da parte di Paride, comandati da Agamennone (fratello di Menelao) vogliono conquistare la città di Troia e portano tutto il loro esercito sotto le altissime mura di Troia. Nell’esercito di Agamennone, quindi tra gli Achei, ci sono anche i grandi eroi Achille e Ulisse.
La guerra così inizia e va avanti per nove anni.
Scoppia la pestilenza nel campo acheo.
Essendo che gli eroi greci avevano l’usanza di avere delle schiave se risultavano vittoriosi, in una delle tante battaglie Agamennone aveva ottenuto come schiava Criseide, mentre Achille aveva ottenuto Briseide. Criseide era la figlia di Crise, che era il sacerdote del dio Apollo. Crise disperato va nell’accampamento Acheo e chiede ad Agamennone di scambiare sua figlia con oro e gioielli, ma Agamennone non accetta, ma anzi caccia via Crise minacciandolo di morte. Apollo per vendicare il suo sacerdote fa scoppiare una pestilenza nell’accampamento acheo, provocando la morte di molti combattenti greci.
Agamennone dunque vuole capire per quale motivo è scoppiata la pestilenza e consulta l’oracolo, attraverso il sacerdote dell’accampamento, Calcante. Egli rivela la causa e che era stato Apollo a seguito del rifiuto di restituire Criseide. Agamennone dunque si dice disposto per fare finire la pestilenza di restituire Criseide, ma in cambio voleva la schiava di Achille, Briseide. Agamennone essendo un sovrano prepotente riesce ad ottenere Briseide. Achille si trattiene dal far scoppiare una lite: da la schiava ma si ritira dalla guerra, dicendo ad Agamennone che avrebbe voluto vedere come conduceva la guerra senza di lui. Infatti l’esercito greco comincia a perdere.
Ecco perchè l’ira di Achille determina le conseguenze del poema, ovvero: “L’ira di Achille fu rovinosa, che provocò infiniti dolori agli Achei.”
Achille si ritira dalla guerra.
Senza di Achille (il più forte di tutti i guerrieri Achei), l’esercito degli Achei è in una situazione di svantaggio. I Troiani stanno per vincere la guerra, finché un giorno, Patroclo, il miglior amico di Achille, non decide di scendere in campo con i vestiti dell’amico e finge di essere Achille (con l’armatura addosso nessuno si accorge che in realtà non è Achille) per spaventare i nemici e cercare di cambiare il destino della guerra. Ettore, capo dei Troiani e fratello di Paride (quindi anche lui figlio di Priamo, re di Troia), credendo di avere di fronte Achille, uccide Patroclo.
La vendetta di Achille e l’uccisione di Ettore.
Quando Achille viene a sapere della morte dell’amico si infuria e giura vendetta. Torna subito in guerra e dopo una lunga battaglia, riesce ad uccidere finalmente l’assassino del suo migliore amico, Ettore.
Achille quindi prende il cadavere di Ettore e ne fa del suo corpo uno scempio (per vendetta e con grande mancanza di rispetto), portandolo nel suo accampamento.
Priamo, il re di Troia, va perciò a piangere nella tenda di Achille e lo implora di restituirgli il cadavere del figlio per concedergli una degna sepoltura. Achille, di fronte alle lacrime di Priamo, si commuove e gli consegna il corpo senza vita di Ettore.
L’Iliade finisce con il funerale di Ettore.


