Principi pedagogici della didattica. Focus sulle normative e le direttive Nazionali, Europee ed Internazionali.
- La Piramide di Maslow
- I cinque Assiomi della Comunicazione
- Roman Jakobson. Modello della comunicazione
- I Sei Cappelli per Pensare di Edward De Bono
- Competenze trasversali.
- Competenze chiave europee e di cittadinanza.
- Obiettivi Agenda 2030
- Cosa sono i B.E.S.?
- Percorsi A – B – C del PEI (punto 8. Interventi sul percorso curriculare)
- Normative di riferimento
I progetti didattici trovano la loro base concettuale nei principi pedagogici. Attraverso la pedagogia, le normative e le direttive Nazionali, Europee e Internazionali e la loro sinergia, i progetti educativi e formativi diventano efficaci e contestualizzati.
La Piramide di Maslow
La Piramide di Maslow, che prende il nome dal suo ideatore Abraham Maslow, psicologo statunitense, è una teoria che classifica ed organizza i bisogni umani; molto utilizzata in ambito pedagogico, la Piramide di Maslow ha trovato ampia applicazione anche nel marketing, nella gestione aziendale e nella pubblicità. Nell’ideare tale teoria, Maslow sottolinea che è importante che l’essere umano deve soddisfare per prima i bisogni che si trovano alla base della piramide, per poi, man mano, soddisfare quelli presenti in alto. I bisogni sono gerarchizzati su 5 livelli: è possibile accedere ai bisogni di un livello superiore solo se si è riusciti a soddisfare quelli dei livelli inferiori. I primi due livelli riguardano i bisogni fisici; il terzo e quarto livello racchiudono bisogni sociali; mentre nell’ultimo livello, quello dell’Autorealizzazione, Maslow introduce il concetto di metanecessità, che racchiude quei bisogni che vanno oltre quelli di base. Raggiunto tale livello, l’essere umano arriva ad un livello di felicità ed uno stato di armonia.
Non mancano le critiche anche in questa teoria, ovvero che la soddisfazione di un bisogno superiore non sempre è preceduto da una piena soddisfazione di un bisogno che si trova ad un livello precedente; tale gerarchia non tiene conto delle diversità culturali; l’uso di una gerarchia può rappresentare una semplificazione e retrocessione del concetto di sé.
I cinque Assiomi della Comunicazione
I cinque assiomi della comunicazione sono indispensabili per affrontare il tema della comunicazione, elemento principale per la costruzione e l’analisi dei rapporti interpersonali. Il primo assioma, con la doppia negazione, stabilisce l’inevitabile bisogno dell’uomo di comunicare…

Roman Jakobson. Modello della comunicazione
La comunicazione è un elemento fondamentale nella vita dell’essere umano (ma anche del mondo animale in generale); essa è un bisogno vitale, in cui avvengono degli scambi di informazioni che, prima di tutto, portano gli essere viventi ad alimentarsi e riprodursi.
Nel modello di Jakobson, la comunicazione è un processo di trasmissione di un messaggio da un mittente a un destinatario attraverso un canale, nel quale hanno un ruolo fondamentale gli attori con tutte le loro istanze, il codice linguistico, il contesto e le circostanze nelle quali l’atto ha luogo. Gli elementi che compongono il processo comunicativo sono, secondo Jakobson, sei:
- mittente;
- contesto (la realtà entro la quale si sviluppa il processo comunicativo);
- messaggio;
- canale di trasmissione (può essere fisico e/o psicologico);
- codice;
- destinatario.
Jakobson associa ad ogni elemento della comunicazione una funzione linguistica: emotiva per il mittente, con riguardo alla manifestazione del suo vissuto, alla sua ideologia, alla sua percezione del reale; referenziale per il contesto, collegata al bisogno di descrivere, raccontare, rappresentare e commentare il reale, cioè oggetti, persone, eventi e di confrontare opinioni ed idee; poetica per il messaggio, quando l’attenzione va allo stile e quindi all’elaborazione del messaggio per fini estetici; fatica per il canale e il mezzo della comunicazione, collegata direttamente con l’esigenza di verificare che il canale sia funzionale e “solido”; metalinguistica per il codice, quando si concentra sul codice per analizzarlo e descriverne il funzionamento nel particolare contesto; conativa per il destinatario, quando questo è assunto come oggetto di azione (per esempio, per convincerlo a sposare un tesi o a compiere un’azione).

Roman Jakobson è considerato uno dei principali iniziatori della scuola del formalismo e dello strutturalismo nonché uno dei maggiori linguisti del XX secolo.
I Sei Cappelli per Pensare di Edward De Bono
Grazie alla capacità umana del “pensiero laterale”, Edward De Bono (psicologo maltese e maggiore esponente del pensiero creativo) sostiene che sia possibile imparare a pensare in modo diverso. Perché viene utilizzata l’icona del cappello? Perché indossare un copricapo è una scelta voluta e quindi ognuno di noi può decidere di adottare uno specifico punto di vista nell’affrontare una determinata condizione.

Pedagogia e didattica speciale.

Competenze trasversali.

Competenze chiave europee e di cittadinanza.

Obiettivi Agenda 2030

Cosa sono i B.E.S.?
I Bisogni Educativi Speciali (B.E.S.) rappresentano la sfida della scuola contemporanea e del futuro, in un’ottica di personalizzazione dei percorsi educativi e formativi, di ogni singolo fruitore del sistema di istruzione. All’interno dell’acronimo B.E.S. si trovano tantissime realtà sia in riferimento alle diverse normative che ordinano quest’ambito, ma soprattutto tante diverse condizioni da valutare e prendere in cura nelle loro singole complessità ed identità. Quando si parla di alunni che presentano Bisogni Educativi Speciali non si fa riferimento solamente a soggetti che presentano delle condizioni individuate dalla legge 104 del 92, ma anche a ragazzi e ragazze che manifestano dei disturbi evolutivi specifici (ad esempio dislessia, disgrafia, discalculia, ecc…) oppure che si trovano in condizioni socio-economiche svantaggiate.
Per il primo gruppo, ovvero alunni ed alunne che presentano certificazione secondo il comma 3 della L.104/92, viene redatto il PEI (Piano Educativo Individualizzato), all’interno del quale bisogna scegliere il percorso A, B, oppure C, in base alle specificità della condizione del discente. Il PEI viene redatto e sottoscritto in sede di GLO (intero consigli di classe, componente genitoriale o tutori, azienda sanitaria competente per territorio, enti locali e se previsti assistenti all’autonomia e alla comunicazione, operatori igienico sanitari e lo stesso alunno/a). In tale documento vengono inserite tutte quelle informazioni utili a stilare un percorso pluriennale al fine di garantire la crescita dell’individuo, secondo 4 dimensioni: dimensione della relazione, dell’interazione e della socializzazione; dimensione della comunicazione e del linguaggio; dimensione dell’autonomia e dell’orientamento; dimensione cognitiva, neuropsicologica e dell’apprendimento.
Cosa s’intende per percorso A, percorso B o percorso C del PEI, nella scuola secondaria di II grado?
All’interno del PEI, in corrispondenza del punto 8.2 “Progettazione disciplinare“, per ogni disciplina bisogna indicare il tipo di percorso che segue lo studente. Il percorso A prevede che lo studente segua la progettazione didattica della classe e che i criteri di valutazione sono i medesimi di quella dei compagni. Il percorso B applica delle personalizzazioni alla progettazione didattica della classe: tali personalizzazioni possono riferirsi agli obiettivi di apprendimento, alle strategie, alle metodologie didattiche, alle modalità di verifiche ed ai criteri di valutazione. Solitamente il percorso B lo si identifica con il termine “obiettivi minimi”, perché sono quegli obiettivi imprescindibili propri della padronanza disciplina. Qualora il PEI è stilato secondo questi due percorsi, A e B, l’alunno/a, al termine degli studi della scuola secondaria di II grado, consegue il diploma di maturità quinquennale (o diploma quadriennale secondo i nuovi percorsi tecnico/professionali) con tutti gli effetti di legge previsti per tali titoli.
Il percorso C, che viene attuato su indicazione del consiglio di classe, e successivamente si riunisce nella forma più estesa del GLO, deve sempre e comunque essere accettato dalla famiglia o chi esercita la tutela del minore, non potendo escludere nessuno di coloro che godono di tale titolo (ad esempio se la madre accetta ed il padre no, non si potrà procedere con il percorso C). Tale percorso, che implica il non conseguimento del titolo di maturità, ma il rilascio di un’attestazione di socializzazione e della certificazione delle competenze (sia per il secondo che per il quinto anno di corso, in occasione della maturità), si distacca in parte o del tutto anche dagli stessi obiettivi imprescindibili (ex obiettivi minimi disciplinari) per dare spazio ad una progettazione specifica per l’allievo che deve sempre e comunque tenere conto di tutte le discipline. In sostanza il passaggio dalla scuola secondaria di I grado al primo anno della scuola secondaria di II grado, implica scelte profonde per quanto riguarda l’assetto della didattica specifica, per tutti gli alunni, che avendo una certificazione, usufruiscono del PEI, poiché dovrà essere effettuata la scelta tra un percorso A, B o C. Infatti se anche in una sola disciplina si procederà con una progettazione didattica differenziata, ovvero che non si riferisce neanche agli obiettivi imprescindibili (o obiettivi minimi) del corso, non verrà rilasciato il titolo finale, ovvero il diploma.
Altro punto importante è il punto 8.3, ovvero “Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento” che viene redatto per il 3°, 4° e 5° anno di corso. Una progettazione del PEI che riesce a mettere in perfetto allineamento gli obiettivi delle quattro dimensioni, i traguardi didattici personalizzati del punto 8.2, in funzione delle esperienze delle attività di PCTO, soprattutto in riferimento ad un percorso C che non rilascia un titolo di maturità, può dare, insieme alle certificazioni di competenza, un valido, se non indispensabile, documento per un’efficace inclusione della ragazza o del ragazzo a seguito dell’esperienza scolastica, nella prospettiva reale di un progetto di vita.

Percorsi A – B – C del PEI (punto 8. Interventi sul percorso curriculare)




